

167. L'India dopo l'indipendenza.

Da: M. Torri, India indipendente, in Il mondo contemporaneo,
terzo, Storia dell'Asia, La Nuova Italia, Firenze, 1980.

Dal 1947, anno del conseguimento dell'indipendenza, ai giorni
nostri l'India ha dovuto affrontare numerosi problemi. Di questi
parla nel seguente passo lo storico italiano Michelguglielmo
Torri, individuandone tre fondamentali: l'uscita dal
sottosviluppo, il consolidamento del sistema democratico e il
mantenimento dell'unit del paese. Nessuno dei tre  stato
pienamente risolto; quello dello sviluppo economico, in
particolare, risulta addirittura aggravato.

Possiamo considerare la storia dell'India indipendente, dal 1947
ad oggi, come caratterizzata da tre problemi fondamentali: uscire
dal sottosviluppo, mantenere funzionante e vitale il sistema
democratico, preservare l'unit del paese. [...]I successi
maggiori sono stati colti nel caso del terzo dei punti indicati.
L'unit nazionale, realizzata subito dopo l'indipendenza
attraverso l'integrazione di non meno di cinquecento stati
principeschi semiautonomi, che avevano occupato i due quinti circa
del territorio dell'Unione, ha incominciato - a partire dagli anni
Cinquanta - ad essere sottoposta a spinte centrifughe da parte di
molte delle varie e disparate etnie in cui si articola il popolo
indiano. Tuttavia, oggi si pu affermare con una certa sicurezza
che questo problema  stato in larga parte risolto attraverso una
politica non priva di errori ma sostanzialmente fortunata. Da un
lato vi  stata la creazione di nuovi stati dell'Unione su basi
linguistiche (in modo da dare, nei limiti del possibile, ad ogni
etnia un proprio spazio politico autonomo); dall'altro vi  stato
l'uso della forza (che l'esperienza ha insegnato a ridurre al
minimo) contro quei movimenti indipendentistici (i Naga e i Mizo)
che avevano scelto la via della lotta armata. Questa mescolanza,
nel complesso abbastanza equilibrata, di concessioni e di violenza
sembra avere ormai vanificato quelle previsioni, fatte cos
frequentemente negli anni Cinquanta da personaggi cos diversi
come Churchill, Stalin e alcuni dei protagonisti stessi del
movimento indipendentista, che vedevano l'India disintegrarsi in
una molteplicit di piccoli stati totalitari.
Anche il quadro democratico ha retto; ma il successo, da questo
punto di vista, appare assai meno convincente. Deviazioni ed
involuzioni non sono mancate. Queste sono sfociate nella
imposizione della cosiddetta emergenza, e cio nell'assunzione
di poteri dittatoriali da parte del primo ministro in carica,
Indira Gandhi, nel periodo fra il giugno 1975 ed il marzo 1977.
Tuttavia, l'esperimento in questione, considerato con freddezza
dai militari e senza una base sociale su cui poggiare, si 
rapidamente dimostrato privo di vitalit. La rapida disgregazione
dell'apparato autoritario che aveva tentato di mettere in piedi ha
costretto Indira Gandhi a cercare la legittimazione in nuove
elezioni generali. Queste si sono risolte in una catastrofica
sconfitta non solo per la signora Gandhi ma per l'intero partito
del Congresso da lei capeggiato, erede del movimento
indipendentista e detentore del potere fin dall'indipendenza.
Questa vittoria del sistema democratico, per quanto importante,
non ha per fugato tutte le ombre dall'orizzonte. Tendenze
all'autoritarismo che sono sempre state presenti dal 1947 in poi,
oggi non sono scomparse e la possibilit di un nuovo tentativo, in
un futuro pi o meno prossimo, lungo le direttive indicate
dall'emergenza, non pu essere esclusa in maniera tassativa.
Ma dove i successi sono stati veramente limitati  stato
nell'ambito della strategia per il decollo economico. I risultati,
che pure non sono mancati, sono stati, in ogni caso, inferiori
agli obiettivi prefissati ed alle soggettive necessit del paese.
In particolare, essi sono stati vanificati per la gran massa della
popolazione dal fatto che dei risultati di questa crescita, hanno
beneficiato ristretti strati privilegiati mentre, a partire dagli
anni Sessanta, la posizione economica della maggioranza ha
continuato a deteriorarsi.
Il principale responsabile di questi diseguali risultati  stato
il partito del Congresso. Questo, dall'indipendenza al 1977, ha
ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi sempre nel parlamento
centrale e, spesso (salvo che nel periodo 1967-1971), anche nelle
assemblee legislative degli stati. Un peso decisivo nell'azione
del Congresso  stato esercitato da due persone: Jawaharlal Nehru,
primo ministro dal 1947 al 1964, e sua figlia Indira Gandhi, primo
ministro dal 1966 al 1977. Tuttavia, per quanto abili, volitivi ed
apparentemente onnipotenti o quasi essi siano stati, bisogna tener
presente che la loro capacit d'azione  stata grandemente
limitata dalla natura del partito di cui erano a capo. Coalizione
interclassista, vasta ed eterogenea, il Congresso  sempre stato
caratterizzato da un apparato largamente decentralizzato e
demonizzato e dominato ai vari livelli gerarchici e regionali da
una molteplicit di interessi diversi, in uno stato di perenne
moto pendolare dallo scontro fra di loro all'instabile alleanza
contro altri avversari interni ed esterni, e spesso in contrasto
aperto o latente con le direttive politiche espresse dalla
leadership nazionale.
